Me n’evado oppure no?

ME N’EVADO

Me n’evado oppure no?

TRAMONTI

Me n’evado oppure no?

 OLTRE…

Me n’evado

…in un primissimo momento ho creduto che L’Arte fosse uno strumento: un mezzo per farmi conoscere, per passare il tempo. Insomma, un qualcosa per…

Ma è stato solo un passaggio, perché in realtà s’è magicamente trasformata in un fine… è Lei che mi trascina, è Lei che effettivamente comanda… insomma, è Lei che mi usa, e mi porta verso…  Affermava Oscar Wilde “il fine dell’arte” è quello di “rivelare l’arte… e nascondere l’artista”. Così sia.

Nascondere l’artista… In effetti oggi viene visto e valutato tutto, o quasi, nella sua importanza strumentale, cioè come cosa da usare, purché sia utile, e da consumare, purché sia in fretta.
Nessuno è esente. Siamo così…

Però, si insinua un rischio, e un paradosso: ciò che una volta era strumento per raggiungere un obiettivo delle nostre azioni, rischia ora di diventare proprio il fine stesso. Inconsapevolmente, cioè, si rischia di confondere, nel metro di valutazione delle cose, l’importanza delle cose stesse: l’obiettivo finale quindi con lo strumento che ci servirebbe per raggiungerlo. Il desiderio di desiderare diceva Bauman, e Fromm già trattava l’avere o essere come germe crescente dell’era industrializzata. Ma oggi è addirittura l’apparire che si sostituisce all’avere, in contrapposizione ancora all’essere.

Come dire che preparare tele, pennelli, colori diventerebbe più importante che “realizzare un’opera”. Di più, fare l’artista più importante che esserlo.
Fare un dipinto più importante che farlo parlare, farlo camminare da solo.
Nascondere l’artista… è come nascondere il pensatore rispetto alle idee. Nascondere lo scopritore rispetto alle sue scoperte. In fondo le cose non si scoprono; esistono… a prescindere da chi le scopre.
Nascondere l’artista, quindi nascondiamolo. Cos’è l’Artista allora? “L’artista è creatore di cose belle”.
Altre strade, non ne vedo…

E cos’è bello? Bello è quello piace agli occhi e all’anima, è ciò che accende una luce, che ci fa stare bene, che ci dà risposte, che spalanca la visione e abbatte le barriere… è insieme, il “pulchrum”(il bello) e il “bonum” (il buono) … le cose, in fondo, parlano… e noi dobbiamo cercare di capirle, ascoltarle.

L’Arte parla, dice qualcosa, e noi dobbiamo starla a sentire. E poi:

“L’Arte rispecchia lo spettatore, e non la vita…”

(O.Wilde)

Allora, come spettatori, possediamo qualcosa che si muove, che viene toccato, che viene stimolato… possediamo qualcosa di vivo: questo qualcosa è la bellezza!
La bellezza, infatti, la possiamo cogliere rispecchiandoci nelle cose, belle, che vediamo.

Educarci al bello è cogliere la bellezza, cogliere ciò che ci fa stare bene.
Vedersi rispecchiati così, è bello!

E questa, in fondo, è Filosofia. Perché l’arte, ho scoperto, è una filosofia. Filosofia di un pensiero e una filosofia di vita… È Arte del vivere.
E me n’evado…

Marine

Charles Baudelaire, 1857, Le Fleurs du Mal

Uomo libero, tu amerai sempre il mare!
Il mare è il tuo specchio;
contempli la tua anima
Nello svolgersi infinito della sua onda,
E il tuo spirito non è un abisso meno amaro.
Ti piace tuffarti nel seno della tua immagine;
L’accarezzi con gli occhi e con le braccia e il tuo cuore
Si distrae a volte dal suo battito
Al rumore di questa distesa indomita e selvaggia.
Siete entrambi tenebrosi e discreti:
Uomo, nulla ha mai sondato il fondo dei tuoi abissi,
O mare, nulla conosce le tue intime ricchezze
Tanto siete gelosi di conservare i vostri segreti!
(…)

Homme libre, toujours tu chériras la mer!
La mer est ton miroir;
tu contemples ton âme
Dans le déroulement infini de sa lame,
Et ton esprit n’est pas un gouffre moins amer.
Tu te plains à plonger au sein de ton image;
Tu l’embrasses des yeux et des bras, et ton cour
Se distrait quelques fois de sa propre rumeur
Au bruit de cette plainte indomptable et sauvage.
Vous êtes tous les deux ténébreux et discrets:
Homme, nul n’a sondé le fond de tes abîmes;
O mer, nul ne connaît tes richesses intimes,
Tant vous êtes jaloux de garder vos secrets!
(…)

Mi ha sempre incuriosito il rispecchiarsi.
Credo che in fondo la vita sia per molti frangenti tutto un gioco di “specchi”… nelle relazioni, guardare le cose, le situazioni… Mi chiedo infatti perché siamo catturati da certe cose, che ci rimangono quindi impresse, mentre non ne notiamo altre, che quindi trascuriamo, eppur ci sono?… Perché?
Perché ci rispecchiamo!… in quelle in cui ci rivediamo, ci rispecchiamo. E non in altre…

Il gioco è sottile, e a volte è pure rischioso: perché può finire che l’immagine che si ha di noi stessi può confondersi e immedesimarsi con ciò che ci sta rispecchiando in quel momento. Per esempio quando aspettiamo approvazioni da altri, o conferme dall’esterno… Ma se quello “specchio” dovesse essere infranto, distorto, opaco, o peggio?… L’immagine di noi stessi può, così, non piacerci…potrebbe infrangersi, distorcersi…
Ecco…

Ho imparato dal mare: il mare normalmente rispecchia il cielo.
Blu è il cielo, blu è il mare. Grigio l’uno, grigio l’altro…
Ma a certe ore, in certi momenti, puoi notare che il mare prende una luce tutta sua, si accende di luce propria, si staglia dal cielo, e risplende. Provare…

Ecco, mi piace pensare, che ha preso consapevolezza di sé! Viva di luce propria. E si imponga, difronte al resto… e si rifletta in qualcosa solo quando vuole e solo quando vi si riconosce.
Rispecchiarsi quindi in se stessi, ritrovare le proprie radici, le proprie sensazioni vere, riscoprire chi siamo e cosa, è prendere consapevolezza di sé.

Ci rispecchieremo sempre in ciò che siamo…
perché siamo ciò in cui ci rispecchiamo.
È  insomma un percorso alla rovescia, inversa, controcorrente.

È utile…
se vogliamo essere autentici… e, autenticamente, vivere.

TRAMONTI

Il mio primo “pensiero artistico” nasce dal vedere il tramonto non la fine, bensì l’inizio, di un nuovo giorno.

Nella luce del tramonto all’orizzonte, rimetto i miei desideri per domani, speranze di cambiamenti, speranze di amori appassionanti e sublimi… come un passaggio di spugna, da un presente che mi pesa.
Rappresenta, insomma, la proiezione di me verso il futuro, come una suggestione: psicologica, profonda, esistenziale; anche sociale… vedere me rinnovato e migliorato, in questa vita… ovvero, vedere la mia vita, rinnovata e migliorata.

Faccio i conti con la realtà, e così ho voluto abbattere concetti che vedevo spesso come ostacoli ai miei ideali: spazio e tempo, a me spesso ostili o ingannevoli, li spoglio della loro importanza, come fossero unità, di misura, non più valide; devo affrancarmi da abitudini che sento prigioni; avverto un desiderio profondo di liberazione e di rivoluzione. E di questo invado la mente, e la volontà.

Le mie opere hanno così la realtà figurata ridotta ai minimi termini, mentre l’immenso dello spazio intorno giganteggia, fino a conquistare la totalità dell’immagine. Spazi ed atmosfere senza fine si fondono con paesaggi di modeste dimensioni, nel tentativo di capovolgere il concetto terra-cielo: è il cielo che domina lo spazio, la realtà “terrestre” invece è ridotta a un margine.
I tramonti in genere invitano alla meditazione, alla riflessione… inducono a fermarsi a pensare… e quel pensare e quel meditare sono il mio linguaggio, sussurrato, e timido, alla ricerca di un’armonia tra fisico e metafisico e di interazione tra Ragione ed Anima.

Passione e intelletto, che camminano insieme…

ME N’EVADO – 1) OLTRE – BEYOND

Si ha tutti
un universo dentro
vasto quanto
lo è il cielo…
sarebbe bello guardarlo,
viaggiarci, accorgerci che c’è…
Ma proprio quando
t’accorgi che c’è,
è bello viaggiarci
È il TUO cielo
vasto quanto
un universo dentro
che non vedon tutti

VMR-VINCI

Chi sono, e dove sono? … me lo sono sempre chiesto, in fondo… ho cercato, quindi, di capirmi, e di capire… di cambiare, insomma…
E’ iniziato, così, tra i tanti, un altro viaggio…
Lungo la strada, ho scoperto, che le rivoluzioni le fanno i folli…. che non si può comprendere il mondo se non ci si conosce a fondo… e che il mondo fuori può essere uno specchio, di quello che si è dentro, quando, una volta conosciuti se stessi, si cerca quello che ci rispecchia.
Ho letto, ho fatto ricerche, ho voluto comprendere… ho avuto fame di capire, e fame di cambiare… Così, ai margini, come mi sento, di codesta “modernità liquida”(1), ho voluto guardare più in là, accarezzare orizzonti, e accendere una luce nel buio… come del resto fa una stella.
…ho avvertito, così, come per magia, il cambiar delle cose.
Disilluso, nella mia esistenza, non mi aspetto più qualcosa dalla vita… Ma è la vita che si aspetta qualcosa da me! …sicché la prendo per mano, e provo a costruire la mia, di storia(2).
“ Quelli che ballavano erano visti come pazzi
da quelli che non sentivano la musica” F. Nietzsche
E’ una sfida difficilissima, che toglie il fiato… eppure la sento utile, necessaria… persino indispensabile, oggi.
Accendo il buio, l’inerzia, il solito modo di pensare; faccio emergere, centrale, la luce, come un lampo d’immaginazione, di speranze, l’illuminazione di un frangente…indelebile…
proiettato in avanti… oltre… a gridare, finalmente, ciò che forse, un tempo, sussurravo.

(1) (2) cit. Zygmunt BAUMAN – “Scrivere il Futuro” – Ed. Castelvecchi / 2016 – Trad. C. Guarnieri